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L'EGITTO IN QUEL DI TORINO

"La strada per Menfi e Tebe passa per Torino"

Champollion, archeologo ed egittologo che per primo decifrò la Stele di Rosetta nel 1822



Il Museo Egizio di Torino, rinnovato nel 2015, è una delle attrazioni più importanti del capoluogo piemontese.

Primo al mondo per fondazione e secondo per importanza solo a quello del Cairo, il Museo Egizio di Torino ospita oggi circa 300.000 reperti e oltre 26.000 sono conservati nei magazzini a scopo di ricerche scientifiche. Mummie, papiri e reperti funerari dei grandi faraoni ne fanno una tappa immancabile di ogni visita nella città di Torino.

Il Museo delle Antichità Egizie fu fondato nel 1824 grazie all'acquisto da parte del Re Carlo Felice di una grande collezione di antichità egizie, da statue, sarcofaghi e mummie a papiri, bronzi, amuleti e oggetti di uso quotidiano, inizialmente messa insieme dall'egittologo Vitaliano Donati e arricchita in seguito da Bernardino Drovetti, console generale di Francia in Egitto. Grazie a scavi condotti in Egitto alla fine dell'Ottocento e negli anni Trenta, la collezione continuò ad ampliarsi fino a raggiungere la straordinaria grandezza dei giorni nostri.

Scopri la Mensa Isiaca (primo oggetto giunto a Torino per il museo, realizzato con tutta probabilità a Roma nel I secolo d.C. per un tempio della dea Iside), il tempietto di Ellesija (ultimo oggetto acquisito dal museo grazie a una donazione del 1970 della Repubblica Araba d’Egitto per il supporto italiano nel salvataggio dei monumenti nubiani) e una copia della Stele di Rosetta, oggi conservata al British Museum di Londra.

Collezione

Nel museo sono presenti più di 37 000 pezzi che coprono il periodo dal paleolitico all'epoca copta. I più importanti sono:
  • la Tomba intatta di Kha e Merit;
Kha fu Capo architetto dei lavori della Necropoli Tebana al servizio, in special modo, del faraone Amenhotep III. Userhat, Prete "wab" e lettore della regina madre Mutnofret e servo del "kha" della statua della principessa Sitamon, e Nakht furono i figli della coppia.


  • il Tempio rupestre di Ellesija;
Il tempio rupestre di Ellesija fu fatto scavare dal faraone Thutmose III ad Ellesija nel 1430 a.C. circa ed era il più antico tempio rupestre della Nubia, dedicato a Horus di Miam, alla dea Satet ed allo stesso sovrano. 
  • il Canone Reale, conosciuto come Papiro di Torino, una delle più importanti fonti sulla sequenza dei sovrani egizi;

  • La Mensa isiaca, che i Savoia ottennero dai Gonzaga nel XVII secolo;

  • La Tela funebre, tessuto dipinto proveniente da Gebelein e scoperto nel 1930 da Giulio Farina;
Gebelein Sito archeologico egiziano, noto oggi come Naga el-Gherira, a S di Luxr, sulla riva occidentale del Nilo. Il nome arabo deriva dall’antico egiziano Inrty («due colline»).
Nel corso di numerose campagne di scavo (1910-37), dirette da E. Schiaparelli e poi da G. Farina, sono emerse testimonianze eccezionali della vita quotidiana, dell’arte, della scrittura, della religione e del culto funerario che vanno dal 4° millennio a.C. al 1° sec. d.C.: Rilievi del tempio di Hathor; tombe, da cui proviene un telo di lino dipinto, primo esempio di pittura su tela noto; corredi funebri ricchi di suppellettili, papiri, dipinti, sarcofagi (tomba degli Ignoti, tomba di Ini, tomba di Iti e Neferu).


  • I rilievi di Djoser;
E' stato un faraone della III dinastia egizia.
È anche conosciuto con i nomi ellenizzati di Tosorthros, in Manetone, e Sesorthos, in Eusebio.
È comunemente considerato il fondatore dell'Antico Regno.


  • Le statue delle dee Iside e Sekhmet e quella di Ramesse II, scoperte da Vitaliano Donati nel tempio della dea Mut a Karnak;

  • Il Papiro delle miniere d'oro;
Il Papiro delle miniere d'oro è la mappa, risalente al Nuovo Regno, del sito minerario di Berenice Pancrisia individuato in Nubia e conservato nel Museo Egizio di Torino. Contiene oltre al disegno, indicazioni scritte in ieratico.

Generalmente è anche chiamato il papiro di Seti I ma l'attribuzione è dubbia perché il probabile periodo di riferimento andrebbe dal 1290 al 1147 a.C. circa e cioè da Seti I a Ramesse IV. Rappresenta una via attraversata da numerose miniere d'oro ed i primi studi effettuati avrebbero individuato dette miniere nel Uadi Hammamat. Si è ipotizzato che la schematica mappa fosse stata realizzata da una spedizione egizia che cercava una cava di pietra bekhen cioè di breccia verde o basanite e mostrerebbe il sentiero che dal Nilo porta alle miniere, tra montagne, raffigurate di profilo, lungo i lati del sentiero.


  • La Tomba di Maia, ricostruita nel museo
Maia (talvolta scritto Matia) fu la balia dell'antico faraone egizio Tutankhamon. È nota per la sua tomba scavata nella roccia, scoperta a Saqqara, nel 1996, dall'archeologo francese Alain Zaive. Maia fu insignita dei titoli di Balia del Re, Educatrice del Corpo del Dio (il faraone) e, come compare dal frammento di un vaso canopo, Grande dell'harem.



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